Visita guidata alla biblioteca Capitolare di Verona

Quando: 5 novembre ore 16.00
Dove: Incontro in piazza del Duomo a Verona
Costo: 15 euro a persona

Il costo comprende: visita della chiesa di Sant’Elena, chiostro del Museo Canonicale, Biblioteca Capitolare, guida turistica autorizzata, donazione per la campagna di raccolta fondi a favore della biblioteca Capitolare.

La Biblioteca Capitolare di Verona

interno della biblioteca Capitolare
La sala setecentesca della biblioteca Capitolare.

La Capitolare di Verona è la più antica biblioteca del mondo. Il codice di Ursicino in essa conservato è datato 1 agosto 517 d.C. il più antico testo scritto dalla fine dell’Impero Romano.

A partire dall’editto di Costantino (313 d.C.), i cristiani non erano più perseguitati e avevano incominciato a costruire i propri luoghi di culto alla luce del sole. Le prime chiese vennero costruite dove in epoca romana sorgevano le terme, proprio dove oggi si trova il complesso del Duomo. Al tempo stesso si ebbe la necessità di formare i nuovi sacerdoti, attività per la quale servivano messali, testi liturgici, libri di patristica e agiografici e anche i libri della cultura laica. Per quanto non esistano evidenze documentali, è possibile quindi ipotizzare che uno scriptorium, il luogo adibito alla riproduzione manoscritta di un testo, probabilmente esistesse già in questi anni, forse già dall’epoca di San Zeno.
Lo scriptorium e la biblioteca dove i testi trascritti venivano conservati venne affidata al Capitolo dei Canonici, la scuola che aveva il compito di formare i nuovi sacerdoti.

chiostro biblioteca capitolare
Il chiostro dei Canonici.

La biblioteca Capitolare ha attraversato 15 secoli drammatici, assistendo alla decadenza dell’antico mondo romano e all’inizio del medioevo con i goti di Teodorico, Alboino e i Longobardi, Carlo Magno e la rinascita culturale dopo i secoli bui, l’ascesa del Comune, la trasformazione in signoria con gli Scaligeri, la dominazione Veneziana, la peste, l’Illuminismo, le guerre e le razzie di Napoleone, le inondazioni dell’Adige, i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Per tutti questi secoli la biblioteca Capitolare ha conservato e custodito il sapere del passato, documenti inestimabili, opere letterarie dell’antichità, testimonianze dell’evoluzione della lingua e del pensiero occidentale e italiano. Nelle sue stanze si sono soffermati e anno studiato alcuni degli uomini più illustri del passato. Anche se non vi sono prove documentali è più che lecito pensare che Dante, nei sette anni di esilio trascorsi a Verona, vi abbia studiato condotto studi e ricerche. A riprova dell’ipotesi la prolusione (quaestio de aqua et terra) tenuta dal Dante proprio all’interno di di Sant’Elena, la chiesa del Capitolo dei Canonici, noi pressi della biblioteca.
Vi è invece la certezza che Petrarca vi abbia trascorso del tempo, scovando tra gli antichi codici le lettere di Cicerone.

L’Indovinello Veronese

L'indovinello veronese
L’indovinello veronese

Uno dei testi più celebri conservati all’interno della Capitolare è il cosiddetto indovinello veronese, risalente all’VIII secolo, allo stato attuale il più antico esempio di scrittura volgare italiana: “Se pareba boves, alba pratàlia aràbat albo versòrio teneba, et negro sèmen seminaba“.
Le poche righe sono state scritte da un amanuense della capitolare, forse per provare un pennino, forse per non dimenticare questo piccolo enigma che magari un collega gli aveva sottoposto, a margine di un libro che dalla Spagna sotto la dominazione Araba fu portato a Cagliari, poi a Pisa e infine a Verona dove rimase fino alla sua scoperta nel 1924.
Tradotto in italiano moderno: “Teneva davanti a sé i buoi, arava bianchi prati, e un bianco aratro teneva e un nero seme seminava“.

La peste, le inondazioni, la guerra

libri danneggiati Capitolare
Libri danneggiati da una scheggia di bomba.

L’immenso patrimonio della Capitolare è nei secoli stato saccheggiato, danneggiato, distrutto, perso nel corso di drammatici eventi naturali e umani.
Nel 1630 la peste decimò la popolazione veronese incluso molti membri del Capitolo e i bibliotecari. Il nucleo più prezioso dei manoscritti venne perso. Solo nel 1712 la costanza e pervicacia di Scipione Maffei, il più illustre illuminista veronese, permise di ritrovare l’inestimabile tesoro.
Alla fine del ‘700, Napoleone, assetato di opere d’arte, non esitò ad appropriarsi di alcuni importantissimi testi della Capitolare oltre che di ori e tesori degli ordini religiosi cittadini e di opere pittoriche.
Nel 1882 il fiume Adige, che scorre a ridosso del Duomo e della Capitolare, tracimò causando una delle più disastrose inondazioni nella storia di Verona che danneggiò irrimediabilmente numerosi palazzi che sorgevano sulle rive, modificando per sempre l’aspetto di molte parti della città. Molti manoscritti della biblioteca furono gravemente danneggiati dall’acqua che invase i piani inferiori.
Infine, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, una sciagurata bomba di un aereo alleato colpì in pieno l’edificio della Capitolare, radendolo al suolo. I codici più preziosi erano stati portati in un posto sicuro per cui si salvarono, ma moltissimi altri libri comunque inestimabili, oltre alle strutture settecentesche, andarono perduti o gravemente danneggiati. La biblioteca venne restaurata, parte delle strutture settecentesche restaurate e nonostante tutto essa conserva ancora 1200 manoscritti, 245 incunaboli, 2500 cinquecentine, 2800 seicentine per un totale di più di settantamila volumi.

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